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	<title>Antonio Ferrentino &#187; Rassegna stampa</title>
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	<description>Consigliere Regionale del Piemonte</description>
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		<title>Il Castello di Bruzolo è pronto a rinascere con i primi 2 milioni</title>
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		<pubDate>Sat, 13 Aug 2016 06:38:43 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Francesco Falcone &#8211; LaStampa Un anno e mezzo fa, la rinuncia del Fai a prendere possesso dell’edificio lasciato in eredità al Fondo per l’ambiente italiano dalla sua ultima proprietaria, la professoressa Raffaella Marconcini, sembrava far morire sul nascere il sogno di trasformare il castello di Bruzolo in meta turistica di primo piano nel cuore della [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Francesco Falcone &#8211; LaStampa<br />
Un anno e mezzo fa, la rinuncia del Fai a prendere possesso dell’edificio lasciato in eredità al Fondo per l’ambiente italiano dalla sua ultima proprietaria, la professoressa Raffaella Marconcini, sembrava far morire sul nascere il sogno di trasformare il castello di Bruzolo in meta turistica di primo piano nel cuore della Val Susa. Il successivo intervento del Demanio, subentrato nella cessione, per farsi carico del maniero risalente al tredicesimo secolo, ha invece rimesso in moto il progetto. E ora, grazie al decreto del ministro Franceschini che ha accordato due milioni di euro al recupero del castello bruzolese, per l’immobile ricco di fascino e storia il progetto di rilancio sembra davvero imboccare la giusta strada.<br />
Il risultato ottenuto è in gran parte merito dell’interesse mostrato da associazioni locali e fondazioni bancarie, ma anche dalla Regione Piemonte, che per iniziativa del consigliere Antonio Ferrentino si è detta disponibile fin da subito ad intervenire nella ricerca di fondi con cui finanziare i 5 milioni di euro di lavori per riqualificare e aprire al pubblico l’immobile. Il castello &#8211; che nel 1610 ospitò la firma di uno dei più importanti trattati tra la Francia e i Savoia &#8211; necessita, infatti, di imponenti opere di restauro (dalle fondamenta al tetto, all’allestimento interno) prima di poter diventare attrazione turistica a metà strada tra la Sacra di San Michele, l’abbazia di Novalesa e le località sciistiche dell’Alta Valle.<br />
Il resto dei finanziamenti potrebbe presto essere recuperato attingendo ai fondi di accompagnamento della Torino-Lione. Ma i due milioni di euro stanziati dal governo sono senza dubbio già un ottimo inizio: «Grazie ai soldi dell’art bonus destinati dal ministero dei Beni culturali al castello di Bruzolo, l’unico intervento riguardante la Val Susa dei 75 previsti nel decreto, e ai fondi già garantiti dalle fondazioni bancarie potremo dar vita al sogno della professoressa Marconcini», spiegano i sostenitori del progetto che ha visto impegnati in prima linea, oltre a Ferrentino, anche l’ex assessore della Provincia di Torino Valter Giuliano e la soprintendente provinciale alle Belle arti e al paesaggio Luisa Papotti. Per completare il quadro economico dell’opera di recupero e rilancio del maniero bruzolese è prevista anche la creazione di un tavolo di lavoro che stilerà il piano di gestione dell’immobile storico.</p>
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		<title>Questa lotta è retrò non pensano al futuro</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Sep 2015 06:51:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Massimiliano Peggio &#8211; LaStampa «Questa forma di lotta degli over sessanta ha un sapore retrò, che coinvolge al massimo una ventina di persone. La lotta è finita. Non si può più ostacolare un’opera approvata dai governi di Francia e Italia con il via libera dell’Unione Europea». Non ha dubbi Antonio Ferrentino, consigliere regionale del Pd [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Massimiliano Peggio &#8211; LaStampa<br />
«Questa forma di lotta degli over sessanta ha un sapore retrò, che coinvolge al massimo una ventina di persone. La lotta è finita. Non si può più ostacolare un’opera approvata dai governi di Francia e Italia con il via libera dell’Unione Europea».<br />
Non ha dubbi Antonio Ferrentino, consigliere regionale del Pd e consigliere comunale a Sant’Antonino di Susa, nel giudicare «l’assalto dei nonni No Tav» come l’ultima fiammella di una protesta.<br />
<strong>Ma non era anche lei un contestatore dell’Alta Velocità?</strong><br />
«Certo, molto tempo fa, quando il progetto era ben diverso da quello attuale, quando era davvero devastante per la valle. Questo tracciato non ha nulla di devastante. La sola traccia dell’esistenza della linea sarà la stazione di interscambio di Susa. Continuare a protestare è inutile. È una mossa di retroguardia. I cittadini della valle non condividono più la protesta».<br />
<strong>Cosa dovrebbero fare i No Tav?</strong><br />
«Interrogarsi sulle ricadute dell&#8217;opera sul territorio, sugli interventi di compensazione. Dovrebbero mettersi attorno a un tavolo e ragionare sul futuro. Come fanno in Francia, dove i lavori vanno avanti spediti».<br />
<strong>Che cosa fanno sull’altro lato delle Alpi?</strong><br />
«Da quattro mesi i nostri cugini stanno scavando il tunnel vero e proprio, non quello esplorativo, come il nostro. Per di più là, a San Martin la Porte, dove c’è il loro cantiere, non hanno bisogno di protezioni eccezionali. All’ingresso c’è un solo vigilantes, disarmato, che annota chi entra e chi esce».<br />
<strong>Quindi tutte le azioni No Tav sono inutili e superate?</strong><br />
«Certo. Che questa protesta sia una mossa di retroguardia, lo dimostra il fatto che la Sitaf abbia completato il raddoppio del tunnel del Frejus senza contestazioni. I lavori sono nella fase finale, e nel 2019 il tunnel entrerà in funzione».</p>
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		<title>L’Accademia delle Alte Terre inizia il suo percorso dal Piemonte</title>
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		<pubDate>Sun, 12 Jul 2015 08:53:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[amici della montagna]]></category>
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		<description><![CDATA[L’Accademia delle Alte Terre inizia il suo percorso dal Piemonte,  un contributo sostanziale dato dalla nostra Regione alla strategia della Macroregione Alpina voluta dall’Europa. Sulle Alpi prende corpo l’Università della Montagna, in Lombardia da anni ad Edolo in Val Camonica c’è un polo di eccellenza accademica ed ora in Piemonte la Regione, l’Università e il [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>L’Accademia delle Alte Terre inizia il suo percorso dal Piemonte,  un contributo sostanziale dato dalla nostra Regione alla strategia della Macroregione Alpina voluta dall’Europa.</p>
<p>Sulle Alpi prende corpo l’Università della Montagna, in Lombardia da anni ad Edolo in Val Camonica c’è un polo di eccellenza accademica ed ora in Piemonte la Regione, l’Università e il Politecnico uniscono forze ed idee per mettere a disposizione dei giovani  percorsi di specializzazione per vivere il monte.</p>
<p>Ieri in Regione un incontro organizzato da Antonio Ferrentino, presidente dell’intergruppo consigliare Amici della Montagna, che ha visto allo stesso tavolo il presidente Sergio Chiamparino, l&#8217;assessore De Santis, il Rettore del Politecnico Gilli, il Rettore di Uni-To Ajani, il sindaco di Mondovì Stefano Viglione, Mariano Allocco segretario dell’Associazione Alte Terre, i professori Filippo Barbera, Pietro Terna e Teresio Sordo.</p>
<p>Sul tavolo percorsi di studio, aperture internazionali e ipotesi organizzative e logistiche.</p>
<p>Ora si passa alla fase operativa, sarà un’estate di lavoro.</p>
<p>via <a href="http://www.targatocn.it/leggi-notizia/argomenti/attualita/articolo/laccademia-delle-alte-terre-inizia-il-suo-percorso-dal-piemonte.html" target="_blank">TargatoCN</a></p>
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		<title>Tav, torna la protesta. Stop della prefettura: corteo solo sulla Statale</title>
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		<pubDate>Sun, 28 Jun 2015 10:58:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[MAURIZIO TROPEANO &#8211; LaStampa Alla vigilia della marcia No Tav che questa mattina partirà da Exilles per raggiungere Chiomonte la prefettura di Torino ha emesso un’ordinanza che cambia il percorso del corteo, limitandolo il transito solo sulla Statale, annunciato dai comitati e vieta i passaggi nei boschi. I manifestanti, almeno secondo quanto pubblicato sul sito [...]]]></description>
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<div>MAURIZIO TROPEANO &#8211; LaStampa</div>
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<p>Alla vigilia della marcia No Tav che questa mattina partirà da Exilles per raggiungere Chiomonte la prefettura di Torino ha emesso un’ordinanza che cambia il percorso del corteo, limitandolo il transito solo sulla Statale, annunciato dai comitati e vieta i passaggi nei boschi. I manifestanti, almeno secondo quanto pubblicato sul sito No Tav.info la pensano diversamente: «Non siamo dell’idea di accettare l’ennesimo divieto a non circolare liberamente nella nostra Valle».</p>
<p>L’ordinanza della prefettura è legata al timore di possibili azioni contro il cantiere da parte dell’ala anarchica del movimento pronto a replicare quanto è successo ad Expo o al 3 luglio del 2011 quando alla fine di un pacifico corteo di almeno 70 mila persone l’ala radicale del movimento ha cercato di riprendere l’area della Maddalena sgomberata una settimana prima dalle forze dell’ordine. I divieti della Prefettura hanno l’obiettivo di allontanare la manifestazione il più lontano possibile dall’area del cantiere.</p>
<p>Adesso resta da capire che cosa succederà questa mattina quando le forze dell’ordine si schiereranno sulla statale per bloccare l’accesso alla strada provinciale che passando dalla centrale elettrica, ai piedi della strada che porta all’area del cantiere, risale poi verso Chiomonte. «Il nostro obiettivo &#8211; come dice chiaramente il manifesto della manifestazione è di andare al cantiere tutti assieme».</p>
<p>I motivi della protesta</p>
<p>La manifestazione è stata organizzata dal movimento No Tav che intende sottolineare lo spreco dei fondi pubblici perché «con un solo metro di Tav si potrebbero comprare 3 ambulanze nuove». Oppure «con 100 metri di Tav si potrebbero mettere in sicurezza decine di scuole». E ancora «con meno di un chilometro di Tav il reparto maternità di Susa non solo non chiuderebbe ma potrebbe essere potenziato l’intero ospedale». I comitati contestano anche il calo costante del traffico merci dal Frejus.</p>
<p>Esposti e polemiche</p>
<p>Intanto nei prossimi giorni il senatore del M5S, Marco Scibona, con la consigliera regionale grillina, Francesca Frediani e Mario Cavargna, presidente di Pro Natura Piemonte consegneranno alla procura della repubblica di Torino un esposto sul deposito di smarino in località Maddalena perché «è illegale, viola le disposizioni Cipe e determina un danno erariale di oltre 15 milioni». Tesi respinta da Telt, la società incaricata della costruzione del tunnel di base che ha preso il posto di Ltf. Secondo il senatore Pd, Stefano Esposito e il consigliere regionale Antonio Ferrentino «chi ha costruito l’esposto non conosce molto bene l’iter del progetto, altrimenti stupisce come sia stato possibile anche solo considerare la possibilità che Ltf, in barba a tutte le procedure di legge sugli appalti pubblici, costruisse uno svincolo prima di ottenere il via libera del Cipe».</p>
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		<title>Tav, ora si scava iltunnel ferroviario</title>
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		<pubDate>Thu, 07 May 2015 14:28:32 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Saint-Martin La-Porte]]></category>
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		<description><![CDATA[Paolo Griseri &#8211; Repubblica SAINT MARTIN LA PORTE. Dopo quattro anni di silenzio, la discenderia di Sant Martin La Porte è tornata ad animarsi. Da due mesi le gru e i camion hanno ripreso a scavare sul fondo della galleria di servizio. E hanno realizzato i primi 120 metri del tunnel di base, la galleria [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.antonioferrentino.it/web/wp-content/uploads/2015/05/11049635_872726836140513_4118535439255866617_n1.jpg"><img class="alignleft wp-image-425 size-medium" src="http://www.antonioferrentino.it/web/wp-content/uploads/2015/05/11049635_872726836140513_4118535439255866617_n1-300x225.jpg" alt="Saint-MartinLa-Porte" width="300" height="225" /></a>Paolo Griseri &#8211; Repubblica<br />
SAINT MARTIN LA PORTE. Dopo quattro anni di silenzio, la discenderia di Sant Martin La Porte è tornata ad animarsi. Da due mesi le gru e i camion hanno ripreso a scavare sul fondo della galleria di servizio. E hanno realizzato i primi 120 metri del tunnel di base, la galleria di 57 chilometri a due canne che unirà Susa a Saint Jean de Maurienne. «Per ora &#8211; dice il numero due di Telt, Mario Virano &#8211; si tratta di un tunnel geognostico che serve ancora ad esplorare la struttura delle rocce e a testare i macchinari di scavo. Ma l’opera ha due finalità: quella di sperimentazione e, contemporaneamente, l’avvio dello scavo della galleria di base. Per risparmaire denaro è stato deciso infatti che il tunnel geognostico diventerà il primo tratto della futura galleria».<br />
La tratta tra Saint Martin La Porte e il punto terminale della discendetria successiva, quella di La Praz, è di 9 chilometri. I primi 300 metri di scavo vengono realizzati con il sistema tradizionale: esplosivi e scavatrici. Dalla fine di quest’anno si comincerà con la talpa che dovrebbe concludere entro fine 2018.<br />
Per la prima volta una delegazione dei due paesi visita il cantiere da quando è iniziato il lavoro in fondo al cunicolo. È presente il presidente della regione francese di Rhone Alpes, Jean Jacques Qeyranne, ci sono sindaci dei due versanti e i vertici di Telt, il nuovo committente che ha sostituito Ltf nella fase della realizzazione dell’opera. Grande assente la giunta del Piemonte, e in particolare l’assessore ai Trasporti, Francesco Balocco, che ha preferito rimanere a palazzo Lascaris per partecipare alla discussione sul bilancio. Scelta opposta quella del suo collega di maggioranza, Antonio Ferrentino, che invece è salito al cantiere francese: «La presenza di Ferrentino &#8211; ha detto in conferenza stampa Virano &#8211; è particolarmente importante perché si tratta di un amministratore pubblico che ha guidato la battaglia contro il vecchio tracciato e ha contribuito significativamente a modificarlo ». Della delegazione italiana fa parte anche l’ex sottosegretario ai trasporti Bartolomeo Giachino, di Forza Italia, che invita a «fare in fretta prima che i cinesi scelgano di utilizzare la via di Mosca per collegarsi con i porti del mare del Nord».<br />
Lo scavo francese è ancora realizzato con le caratteristiche della galleria geognostica perché si tratta della parte più complessa dell’intero tunnel di base. «Scavando la discenderia &#8211; spiega Maurizio Bufalini, direttore tecnico di Telt &#8211; ci si è resi conto che una parte del terreno contiene uno strato di carbone. Questo rende difficile lo scavo con le frese perché poche ore dopo il passaggio delle talpe la galleria tende a richiudersi riducendo il suo diametro anche di due metri. Così si è deciso di circoscrivere il tratto interessato dal carbone e di scavarlo in tradizionale». Il tratto problematico è lungo più di un chilometro e parte dal termine della discenderia dirigendosi verso l’uscita francese». Dunque il chilometro va ad aggiungersi ai 9 previsti in direzione d dell’uscita italiana. Il primo tratto del tunnel di base sarà dunque lungo una decina di chilometri, un sesto dell’opera completa.<br />
A questo punto del lavoro si cominciano a intravedere i tempi di consegna finale. Secondo Virano «i lavori di scavo vero e proprio potranno iniziare all’inizio del 2017. Attaccheremo la galleria con una decina di talpe da diversi fronti. Contiamo che i lavori di scavo possano essere completati in sei-sette anni. Successivamente saranno posati i binari e i sistemi elettrici e di controllo del traffico. Questo porterà via altri due-tre anni. Infine ci vorrà un anno di prove tecniche di esercizio. Diciamo che il primo treno in servizio regolare potrà transitare sotto la galleria dopo undici-dodici anni dall’avvio degli scavi, in sostanza nel 2028-2029».<br />
Resta ancora incerta invece l’organizzazione dei cantieri sul versante italiano. Si scaverà dall’imbocco del tunnel, a Susa, come prevede il progetto ufficiale, o partendo dal fondo della galleria geognostica di Chiomonte, che si sta realizzando in questi mesi? Virano risponde che «i fronti di attacco saranno numerosi e anche sul versante italiano ce ne saranno diversi, come Susa e Chiomonte». Dunque, per la prima volta lo stesso Virano ipotizza che si possa scavare dalla galleria della Maddalena, utilizzando il cantiere-fortino realizzato in questi anni senza doverne mettere in piedi un altro a Susa. Almeno non subito.<br />
I dubbi dovrebbero essere chiariti presto. Tra poche settimane il ministero dell’Economia dovrebbe restituire al Cipe il progetto esecutivo. Sarà lo stesso Cipe, nel testo che verrà pubblicato, a indicare se la soluzione dello scavo da Chiomonte è possibile. Entro giugno dovrebbe arrivare anche il verdetto di Bruxelles sul finanziamento al 40 per cento della tratta internazionale. Qualcosa insomma sembra muoversi dopo anni di polemiche. La visita del ministro Delrio a Torino è servita anche a «confermare la volontà del governo a realizzare l’opera». E, ci ha tenuto a sottolienare Chiamparino, dell’impegno fa parte anche la garanzia «che il tracciato italiano passerà dall’interporto di Orbassano».</p>
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		<title>Uffici postali in montagna, ormai si tratta da fine marzo</title>
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		<pubDate>Thu, 07 May 2015 14:21:46 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[poste italiane]]></category>

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		<description><![CDATA[Bruno Andolfatto &#8211; LaValsusa Poste e piccoli centri montani, ora si tratta. Stando ad alcuni titoli apparsi in questi giorni sembrerebbe una novità assoluta. Così non è, visto che, in realtà la trattativa è in corso dal 25 marzo scorso. Anzi, da qualche giorno prima. Da quando cioè, i consiglieri regionali del gruppo trasversale “Amici [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.antonioferrentino.it/web/wp-content/uploads/2015/02/poste-italiane_quimessina1.jpg"><img class="alignleft wp-image-350 size-medium" src="http://www.antonioferrentino.it/web/wp-content/uploads/2015/02/poste-italiane_quimessina1-300x216.jpg" alt="SONY DSC" width="300" height="216" /></a>Bruno Andolfatto &#8211; LaValsusa</p>
<p>Poste e piccoli centri montani, ora si tratta. Stando ad alcuni titoli apparsi in questi giorni sembrerebbe una novità assoluta. Così non è, visto che, in realtà la trattativa è in corso dal 25 marzo scorso. Anzi, da qualche giorno prima. Da quando cioè, i consiglieri regionali del gruppo trasversale “Amici della Montagna”, presieduto dal santantoninese Antonio Ferrentino ha convinto il direttore dell’area nord ovest di Poste Italiane, Alessandro Bianchi, a mettere nel cassetto il piano di riorganizzazione nazionale, a riconoscere le specificità del Piemonte, ad avviare una consultazione e una trattativa per cercare una soluzione. Già perché il piano previsto dalla direzione nazionale aveva tratti autenticamente draconiani. Tanto per fare qualche esempio centri come Claviere, Giaglione, Mattie, Gravere, Novalesa, Salbertrand, Sauze d’Oulx, Sestriere sarebbero rimasti aperti soltanto tre giorni la settimana. Ipotesi messa nel freezer dopo l’intervento degli Amici della Montagna, appoggiato dai vertici della Re  one Piemonte e, in particolare, dal vice presidente Aldo Reschigna che sarebbe arrivato a minacciare una pioggia di ricorsi da parte della Regione Piemonte nel caso in cui Poste Italiane avesse insistito con quel piano. La trattativa ha preso ufficialmente il via mercoledì 25 marzo (vedi La Valsusa del 26 marzo scorso) a Palazzo Lascaris, in Regione, presenti Reschigna e numerosi consiglieri regionali oltre ai vertici delle poste Italiane del nord ovest (Piemonte, Valle d’Aosta e Liguria). Incontro che si concludeva con la rassicurazione: anche se i livelli nazionali dell’azienda daranno il via libera alla razionalizzazione, in Piemonte non si procederà senza un confronto (e un accordo) con le istituzioni locali. Affermazione che dovrebbe valere anche nella seconda stesura del piano di riorganizzazione che i vertici nazionali di Poste Italiane hanno “partorito” negli ultimi giorni di aprile. Un piano su cui cui l’Uncem ha lanciato l’allarme: “Nel nuovo documento l’azienda prevede il recapito a giorni alterni  n oltre 900 Comuni piemontesi, senza peraltro elencarli”. Il parametro indicato sarebbe quello degli enti con densità di popolazione inferiore a 200 abitanti/kmq. Un criterio che farebbe rientrare in questo ambito anche comuni come Condove, con un vasto territorio montano scarsamente abitato e un concentrico decisamente più… popolato.  Minaccia contro cui si scaglia un documento dell’Unione Montana dei Comuni Valle Susa che, in una lettera di Sandro Plano inviata all’Agcom, “in nome e per conto dei suoi 22 Comuni, esprime la propria ferma contrarietà ai contenuti del Piano Industriale di poste italiane”. “Ma anche questo secondo piano di Poste Italiane nulla può contro il fatto che la trattativa è aperta e che la consultazione va avanti da fine marzo”, commenta il presidente del gruppo Amici della Montagna Antonio Ferrentino, che non commenta neppure la presa di posizione dell’Unione Valle Susa. “Stiamo girando il Piemonte in lungo e in largo, abbiamo fatto incontri in tutte le province a cui hanno partecipa  sindaci, direttori degli uffici postali, organizzazioni sindacali. L’ultimo incontro lo faremo nei prossimi giorni a Cuneo, dopo di che si aprirà la trattativa vera e propria con le Poste per trovare una soluzione piemontese. Mi pare strano che Plano e i sindaci valsusini non lo sappiano”. L’idea, prosegue Ferrentino, “è quella di cercare insieme una soluzione, aprendo un rapporto di collaborazione tra Comuni e Poste Italiane che preveda lo svolgimento in sinergia di alcuni servizi, come la tesoreria comunale, la telefonia mobile, la riscossione coattiva dei tributi (oggi affidata quasi sempre a Equitalia)”.<br />
Funzionerà? Staremo a vedere.</p>
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		<title>Al cantiere della Tav né agenti né militari Così si fa in Francia</title>
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		<pubDate>Thu, 07 May 2015 14:08:36 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Andrea Gatta &#8211; CronacaQui All’entrata una sbarra simile a quelle dei parcheggi Gtt, un cartello che avvisa “sorvegliato 24 ore su 24” e una casetta con quattro vigilanti privati che sorridono e si fanno persino fotografare. Non c’è nessuna traccia di gendarmi o militari, non c’è filo spinato, non ci sono reti speciali o muri e [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft wp-image-425 size-medium" src="http://www.antonioferrentino.it/web/wp-content/uploads/2015/05/11049635_872726836140513_4118535439255866617_n1-300x225.jpg" alt="Saint-MartinLa-Porte" width="300" height="225" />Andrea Gatta &#8211; CronacaQui<br />
All’entrata una sbarra simile a quelle dei parcheggi Gtt, un cartello che avvisa “sorvegliato 24 ore su 24” e una casetta con quattro vigilanti privati che sorridono e si fanno persino fotografare. Non c’è nessuna traccia di gendarmi o militari, non c’è filo spinato, non ci sono reti speciali o muri e una strada trafficata corre a soli 50 metri. «Mentre da noi, per colpa dei soliti noti, vengono scomodati tutti i gradi e tutti i corpi delle forze dell’ordine »<br />
osserva il consigliere Pd Antonio Ferrentino. Eppure si tratta sempre di un cantiere della Tav, dove si sta scavando il nuovo collegamento ferroviario fra Italia e Francia. Ma non è quello di Chiomonte: è in Francia, a Saint-Martin La-Porte, dove le cose funzionano un po’ diversamente. Tanto che il cunicolo esplorativo di 2,4 chilometri nella montagna è arrivato in fondo da anni e da gennaio si sta scavando un collegamento per unirlo con un altro tunnel analogo, realizzato a La Praz. Un’operazione da 400 milioni di euro che ad oggi dà lavoro a 200 addetti. «In Francia sono partiti con il piede giusto, in Italia il progetto è iniziato in modo sbagliato e ancora oggi ne paghiamo le conseguenze &#8211; riconosce Mario Virano, direttore generale di Telt, la società incaricata di realizzare l’infrastruttura -. Ma in ogni caso siamo riusciti a correggere il tiro e il clima sta tornando verso la normalità». Questa nuova galleria, per adesso lunga 128 metri, è il primo pezzo della vera Torino-Lione: lì fra il 2027 e il 2028 inizieranno a transitare i treni dell’Alta velocità. Un risultato celebrato con una visita ufficiale di una delegazione politica guidata dal presidente del Rhone-Alpes Jean-Jack Queyranne. Il troncone in questione è di 9 chilometri, il punto da cui si parte è considerato uno dei più complicati dell’intera ferrovia, a causa della natura della montagna, una roccia carbonifera elastica e in grado di chiudersi rapidamente. Il tratto sarà finito fra cinque anni, per concludere l’opera con la parte italiana si deve arrivare a 57. «Ma si scaverà contemporaneamente da 8-10 punti diversi &#8211; spiega Mario Virano, direttore generale di Telt, la società incaricata di realizzare l’opera -. Da qui come a Susa e a Chiomonte». E per l’Italia ancora alle prese con proteste e No Tav questo resta uno dei nodi cruciali. Dove sarà collocato il cantiere definitivo? Il progetto iniziale prevede Susa, la logica che sta prevalendo è continuare a utilizzare quello già esistente e ben presidiato di Chiomonte, dove la talpa procede di buona lena e ha già superato 3 dei 7,5 chilometri previsti, evitando così per il momento di aprire altri fronti complicati con l’o c c u p azione di nuove aree. La soluzione &#8211; far passare la fresa principale dalla Maddalena &#8211; è indicata come possibilità nel progetto definitivo già approvato dal Cipe, di cui si attende la delibera ufficiale prima di agire. Il documento è ora in mano al ministero dell’Economia e dovrà ottenere ancora il visto della Corte dei Conti. Ma le indiscrezioni danno sempre più probabile la rinuncia a Susa.</p>
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		<title>“Un milione di Tir minaccia la Valsusa” Il Pd lancia la lobby contro il Frejus-bis</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Mar 2015 10:36:22 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[FABIO TANZILLI &#8211; Repubblica FINANZIARE la Torino-Lione facendo pagare una tassa ai tir che useranno la seconda canna del Frejus. È uno dei “progetti segreti” che ha in mente la lobby trasversale promossa in Regione dal Pd in vista del 2018, quando saranno ultimati i lavori per il secondo tunnel autostradale della Sitaf. L’idea del [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div class="articleText" style="text-align: justify;">FABIO TANZILLI &#8211; Repubblica</div>
<div class="articleText" style="text-align: justify;">FINANZIARE la Torino-Lione facendo pagare una tassa ai tir che useranno la seconda canna del Frejus. È uno dei “progetti segreti” che ha in mente la lobby trasversale promossa in Regione dal Pd in vista del 2018, quando saranno ultimati i lavori per il secondo tunnel autostradale della Sitaf. L’idea del “gruppo di lavoro sul Frejus” nasce dal consigliere Antonio Ferrentino, che insieme a Davide Gariglio ha promosso una serie di azioni a vari livelli istituzionali per fare pressione sul governo, “gestire la partita con la Sitaf e dire la nostra”. Ancora di più per il fatto che presto la società della Torino- Bardonecchia passerà a maggioranza privata, quasi sicuramente nelle mani del gruppo Gavio, non appena l’Anas emetterà il bando per la cessione delle quote acquisite dal Comune e dalla Provincia di Torino.</div>
<div class="articleText" style="text-align: justify;">Ferrentino ha mobilitato mezzo mondo per tentare di modificare la direttiva ministeriale che prevede, dal 2019, il tetto massimo di 1 milione e 50mila tir all’anno sulle strade della Val Susa, con il limite di 4400 mezzi pesanti al giorno (oggi ne passano circa 600mila all’anno). Tra i vari politici coinvolti, una serie di consiglieri regionali del Pd (come Boeti e Accossato) oltre a Grimaldi di Sel, i parlamentari Esposito, Borioli e Fregolent, l’ex governatrice e ora europarlamentare Bresso, ma non solo. «Si interesseranno del problema anche Lucio Malan di Forza Italia e alcuni del Movimento 5 Stelle» annuncia il consigliere regionale della Val Susa. Fa parte della lobby anche il sindaco Roberto Borgis (Fratelli d’Italia), presidente dell’Unione Montana Alta Val Susa, che si dice «pronto ad ospitare a Bardonecchia un convegno con esperti, promosso dal gruppo di lavoro, per capire come affrontare il tema dell’inquinamento autostradale».</div>
<div class="articleText" style="text-align: justify;">Ma quale dovrebbe essere il tetto massimo di tir in Val Susa? Per adesso la lobby non vuole «dare numeri certi, ma lanciare idee per tutelare il territorio montano». Anche perché, secondo Gariglio, «ci sarebbero pressioni da parte della Svizzera e della Francia per dirottare sul Frejus tutto il traffico merci che oggi transita sotto il Monte Bianco». Per il vicepresidente del Consiglio regionale Nino Boeti, del Pd, «il raddoppio del Frejus non è conciliabile con la Tav». Mentre Sandro Plano e i sindaci No Tav della bassa Val Susa propongono che il numero massimo di passaggi sia quello di prima della crisi (nel 2006 passavano oltre 800mila mezzi) e chiedono un posto di rappresentanza nel prossimo cda Sitaf.</div>
<div class="articleText" style="text-align: justify;">Intanto, per limitare i passaggi, si fanno varie ipotesi: l’applicazione della direttiva europea “Eurovignette” che preve- de un sovrattassa al pedaggio per chi userà la “seconda canna”, destinando i fondi a favore di infrastrutture ferroviarie come la Tav. Oppure l’utilizzo della “Borsa dei transiti alpini”, su modello di quanto si fa già in Austria e Svizzera: il governo mette in vendita o all’asta i biglietti di pedaggio, fino al limite annuo stabilito, in modo da controllare realmente i transiti ed evitare aumenti di traffico.</div>
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		<title>“Istigare il sabotaggio della Tav non è libertà di espressione”</title>
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		<pubDate>Sun, 15 Mar 2015 10:07:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[erri de luca]]></category>
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		<description><![CDATA[Cesare Martinetti &#8211; LaStampa Mario Virano è da pochi giorni direttore della Telt, Tunnel Euroalpin Lyon-Turin. È la nuova società che dovrà realizzare il tunnel di base del corridoio ferroviario Mediterraneo, la più contestata linea ad alta velocità d’Europa. Tra i contestatori il più acceso, o semplicemente il più noto, lo scrittore Erri De Luca [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.antonioferrentino.it/web/wp-content/uploads/2015/03/001923161.jpg"><img class="alignleft wp-image-373 size-medium" src="http://www.antonioferrentino.it/web/wp-content/uploads/2015/03/001923161-300x202.jpg" alt="LA PROGETTAZIONE STRATEGICA" width="300" height="202" /></a>Cesare Martinetti &#8211; LaStampa<br />
Mario Virano è da pochi giorni direttore della Telt, Tunnel Euroalpin Lyon-Turin. È la nuova società che dovrà realizzare il tunnel di base del corridoio ferroviario Mediterraneo, la più contestata linea ad alta velocità d’Europa. Tra i contestatori il più acceso, o semplicemente il più noto, lo scrittore Erri De Luca che per aver giustificato ed invocato il sabotaggio del cantiere s’è preso una denuncia per istigazione a delinquere, pena prevista da uno a cinque anni. Il processo riprende domani.<br />
<strong>Architetto Virano, perché volete mandare in galera De Luca?</strong><br />
«Non vogliamo mandarlo in galera, è un processo che ereditiamo dalla Ltf, la società che ci ha preceduto ma del quale condividiamo gli obbiettivi: difendere i sabotati muti, cioè i lavoratori del cantiere che hanno subito attacchi e violenze appoggiate e legittimate da uno scrittore famoso come De Luca. Difendere i nostri operai era un dovere etico».<br />
<strong>Però la vostra denuncia contiene un attacco alla libertà di espressione: non è legittimo sostenere che la Lione-Torino è «inutile e nociva»?</strong><br />
«Il diritto c’è, ma non è questo l’oggetto del contendere. Tutte le opere possono essere criticate; diverso è sostenere la legittimità o l’indispensabilità del sabotaggio fisico dei cantieri, l’uso delle cesoie per tagliare le reti di protezione e i lanci di molotov e di pietre. In discussione c’è l’apologia di questo, non la critica all’opera che siamo disponibilissimi ad affrontare».<br />
<strong>Dunque, volete mandare in galera De Luca?</strong><br />
«Vogliamo verificare in tribunale se l’esercizio della libertà di informazione ed espressione a cui siamo affezionati non meno di Erri De Luca trovi limiti o no. O se l’apologia della violenza non comporti anche una responsabilità, se l’incitazione a delinquere sia da considerarsi esercizio della libertà di espressione».<br />
<strong>Secondo De Luca il sabotaggio si giustifica e legittima anche per ragioni di salute. La Val di Susa &#8211; scrive &#8211; riceve dosi quotidiane di amianto e di pechblenda, materiale radioattivo più concentrato dell’uranio impoverito.</strong><br />
«Due colossali menzogne. Quel cantiere è il più monitorato d’Italia e forse d’Europa. Ci sono 66 centraline di rilevazione continua di tutti i principali indicatori ambientali e ovviamente il tema dell’amianto è quello più controllato. Finora non se n’è trovata traccia».<br />
<strong>Anche i padroni dell’Eternit dicevano che non c’erano pericoli per gli operai. Poi s’è visto com’è finita.</strong><br />
«Non sono io a dirlo, non è l’azienda, ma Arpa, Ispra, Asl e ministero dell’Ambiente, cioè tutti i soggetti istituzionalmente preposti a questi controlli. È un sistema molto sofisticato e costoso, le autorità ci hanno fatto vedere i sorci verdi per aprire il cantiere».<br />
<strong>E cosa risponde alla denuncia della presenza di pechblenda?</strong><br />
«Un bel nome, suggestivo, mi ricorda la kriptonite, non mi stupisce che abbia colpito l’immaginario di uno scrittore. La radioattività è costantemente controllata. C’è un contatore Geiger nella testa della talpa che scava il tunnel. Posso dare questa notizia a De Luca: nella galleria di scavo le radiazioni sono meno della metà della media abituale nel resto del Piemonte. Funzionerebbe benissimo come rifugio dalle radiazioni».<br />
<strong>Lei è stato comunista ed ha una cultura di sinistra, non può non riconoscere la legittimità storica e democratica dei movimenti popolari di opposizione. Perché portare in tribunale uno scrittore che estremizza ma proprio per questo dà voce al movimento della Valle di Susa?</strong><br />
«Ho considerato l’opposizione popolare di massa con radici nel territorio e guidata dai sindaci un grande fatto di democrazia quando ho iniziato a occuparmi della Lione-Torino nel 2006. C’era un’azione di popolo in cui le frange erano marginalizzate. A quel movimento bisognava rispondere lo si è fatto azzerando un progetto sbagliato. Un caso unico in Italia. Ora la leadership No Tav è formata dall’antagonismo che ha come posta in gioco non un treno o il territorio ma è diventata un simbolo spendibile sul mercato politico dell’antagonismo radicale».<br />
<strong>Come risponde all’accusa di spendere una cifra colossale per un’opera «inutile»?</strong><br />
«L’attraversamento delle Alpi è la condizione indispensabile perché il corridoio mediterraneo consenta ai treni di viaggiare in pianura, convenienti e competitivi. Lo fanno gli svizzeri a Gottardo e Loetschberg, e le loro ferrovie assorbono il 64% del traffico; lo fanno austriaci e tedeschi al Brennero (35% di traffico). Noi con la linea storica intercettiamo appena il 9%. O decidiamo che usciamo dal mercato ferroviario o togliamo il tappo delle Alpi e diamo una prospettiva storica a Torino e il Piemonte. È semplicemente una scelta di buonsenso».</p>
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		<title>Raddoppio del Frejus la Regione aumenta i tir che passano nel traforo</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Feb 2015 09:58:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Rassegna stampa]]></category>
		<category><![CDATA[frejus]]></category>

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		<description><![CDATA[MARIACHIARA GIACOSA &#8211; Repubblica Lo SCORSO anno nel tunnel del Frejus sono passati 666 mila veicoli pesanti. Nel 2019 quando sarà aperta al traffico la seconda galleria, quella che sta costruendo Sitaf, la società che gestisce l&#8217;autostrada Torino &#8211; Bardonecchia e la parte italiana del tunnel, potranno passarne 1 milione e 51 mila all&#8217;anno, 2800 al [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">MARIACHIARA GIACOSA &#8211; Repubblica<br />
Lo SCORSO anno nel tunnel del Frejus sono passati 666 mila veicoli pesanti. Nel 2019 quando sarà aperta al traffico la seconda galleria, quella che sta costruendo Sitaf, la società che gestisce l&#8217;autostrada Torino &#8211; Bardonecchia e la parte italiana del tunnel, potranno passarne 1 milione e 51 mila all&#8217;anno, 2800 al giorno in media, con un tetto massimo consentito di 4200 transiti quotidiani, a fronte degli attuali 1826.<br />
Meno male che la galleria non avrebbe dovuto determinare aumenti di traffico. E che anzi su questa direttrice l&#8217;obiettivo del governo e dell&#8217;Europa era una progressiva diminuzione dei transiti merci da spostare verso la ferrovia (anche per questo si costruisce l&#8217;alta velocità) a scapito del trasporto autostradale, più inquinante e pericoloso. A leggere questi numeri l&#8217;obiettivo pare del tutto disatteso. Con buona pace di Sitaf, che ha margine per veder crescere i suoi introiti, considerato che il pedaggio del tunnel per i tir va, a seconda della tipologia, dai 158 ai 925 euro per i trasporti eccezionali.<br />
Basta fare qualche moltiplicazione per capire che con un milione di mezzi le cifre si fanno interessanti. Va detto che è Sitaf a pagare la parte italiana della galleria, 204 milioni (su un totale di 550, mentre la stima iniziale, quando non era prevista l&#8217;apertura al traffico era di 407) di cui solo 30 vengono dallo stato. La questione è emersa ieri a Palazzo Lascaris dove il consigliere del Pd Antonio Ferrentino ha presentato un&#8217;interrogazione all&#8217;assessore Francesco Balocco. La Regione ha appena espresso l&#8217;ultimo parere favorevole per l&#8217;apertura al transito della galleria. La decisione fu presa nel 2012 dalla Conferenza intergovervativa che stabilì, dopo l&#8217;incidente mortale del giugno 2005, che la seconda canna doveva essere aperta al traffico per ragioni di sicurezza, per dividere il flusso attuali 1826.<br />
Meno male che la galleria non avrebbe dovuto determinare aumenti di traffico. E che anzi su questa direttrice l&#8217;obiettivo del governo e dell&#8217;Europa era una progressiva diminuzione dei transiti merci da spostare verso la ferrovia (anche per questo si costruisce l&#8217;alta velocità) a scapito del trasporto autostradale, più inquinante e pericoloso. A leggere questi numeri l&#8217;obiettivo pare del tutto disatteso. Con buona pace di Sitaf, che ha margine per veder crescere i suoi introiti, considerato che il pedaggio del tunnel per i tir va, a seconda della tipologia, dai 158 ai 925 euro per i trasporti eccezionali.<br />
Basta fare qualche moltiplicazione per capire che con un milione di mezzi le cifre si fanno interessanti. Va detto che è Sitaf a pagare la parte italiana della galleria, 204 milioni (su un totale di 550, mentre la stima iniziale, quando non era prevista l&#8217;apertura al traffico era di 407) di cui solo 30 vengono dallo stato. La questione è emersa ieri a Palazzo Lascaris dove il consigliere del Pd Antonio Ferrentino ha presentato un&#8217;interrogazione all&#8217;assessore Francesco Balocco. La Regione ha appena espresso l&#8217;ultimo parere favorevole per l&#8217;apertura al transito della galleria. La decisione fu presa nel 2012 dalla Conferenza intergovervativa che stabilì, dopo l&#8217;incidente mortale del giugno 2005, che la seconda canna doveva essere aperta al traffico per ragioni di sicurezza, per dividere il flusso di marcia dei veicoli. Questo però non doveva determinare un aumento dei tir. Balocco ieri ha precisato che la Regione vigilerà che il limite stabilito sia mantenuto, peccato che sia pari a quasi il doppio dei passaggi attuali. E non è solo una questioni di crisi.<br />
Nel 2007, quando la recessione era di là da venire, sotto il traforo del Frejus passarono 876 mila veicoli pesanti. Poi è iniziata la discesa. Nel 2009 il traffico è sceso a 683 mila tir, fino ai 662 nel 2013, l&#8217;anno più nero. «Lancio la sfida al Movimento 5 stelle e ai No Tav perché facciano con me una battaglia per abbassare la soglia del milione &#8211; dice il parlamentare democratico, e vicepresidente della Commissione trasporti del Senato, Stefano Esposito &#8211; Un numero serio sarebbe 900 mila, tenuto conto che i dati di questi anni risentono della congiuntura economica fortemente negativa». Pronto a dare battaglia anche Ferrentino «Il rischio è quello di raddoppiare anche il traffico di tir, che impatterà in maniera grave sulla val Susa».</p>
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