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	<title>Antonio Ferrentino &#187; Saint-Martin La-Porte</title>
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	<description>Consigliere Regionale del Piemonte</description>
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		<title>Tav, ora si scava iltunnel ferroviario</title>
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		<pubDate>Thu, 07 May 2015 14:28:32 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Paolo Griseri &#8211; Repubblica SAINT MARTIN LA PORTE. Dopo quattro anni di silenzio, la discenderia di Sant Martin La Porte è tornata ad animarsi. Da due mesi le gru e i camion hanno ripreso a scavare sul fondo della galleria di servizio. E hanno realizzato i primi 120 metri del tunnel di base, la galleria [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.antonioferrentino.it/web/wp-content/uploads/2015/05/11049635_872726836140513_4118535439255866617_n1.jpg"><img class="alignleft wp-image-425 size-medium" src="http://www.antonioferrentino.it/web/wp-content/uploads/2015/05/11049635_872726836140513_4118535439255866617_n1-300x225.jpg" alt="Saint-MartinLa-Porte" width="300" height="225" /></a>Paolo Griseri &#8211; Repubblica<br />
SAINT MARTIN LA PORTE. Dopo quattro anni di silenzio, la discenderia di Sant Martin La Porte è tornata ad animarsi. Da due mesi le gru e i camion hanno ripreso a scavare sul fondo della galleria di servizio. E hanno realizzato i primi 120 metri del tunnel di base, la galleria di 57 chilometri a due canne che unirà Susa a Saint Jean de Maurienne. «Per ora &#8211; dice il numero due di Telt, Mario Virano &#8211; si tratta di un tunnel geognostico che serve ancora ad esplorare la struttura delle rocce e a testare i macchinari di scavo. Ma l’opera ha due finalità: quella di sperimentazione e, contemporaneamente, l’avvio dello scavo della galleria di base. Per risparmaire denaro è stato deciso infatti che il tunnel geognostico diventerà il primo tratto della futura galleria».<br />
La tratta tra Saint Martin La Porte e il punto terminale della discendetria successiva, quella di La Praz, è di 9 chilometri. I primi 300 metri di scavo vengono realizzati con il sistema tradizionale: esplosivi e scavatrici. Dalla fine di quest’anno si comincerà con la talpa che dovrebbe concludere entro fine 2018.<br />
Per la prima volta una delegazione dei due paesi visita il cantiere da quando è iniziato il lavoro in fondo al cunicolo. È presente il presidente della regione francese di Rhone Alpes, Jean Jacques Qeyranne, ci sono sindaci dei due versanti e i vertici di Telt, il nuovo committente che ha sostituito Ltf nella fase della realizzazione dell’opera. Grande assente la giunta del Piemonte, e in particolare l’assessore ai Trasporti, Francesco Balocco, che ha preferito rimanere a palazzo Lascaris per partecipare alla discussione sul bilancio. Scelta opposta quella del suo collega di maggioranza, Antonio Ferrentino, che invece è salito al cantiere francese: «La presenza di Ferrentino &#8211; ha detto in conferenza stampa Virano &#8211; è particolarmente importante perché si tratta di un amministratore pubblico che ha guidato la battaglia contro il vecchio tracciato e ha contribuito significativamente a modificarlo ». Della delegazione italiana fa parte anche l’ex sottosegretario ai trasporti Bartolomeo Giachino, di Forza Italia, che invita a «fare in fretta prima che i cinesi scelgano di utilizzare la via di Mosca per collegarsi con i porti del mare del Nord».<br />
Lo scavo francese è ancora realizzato con le caratteristiche della galleria geognostica perché si tratta della parte più complessa dell’intero tunnel di base. «Scavando la discenderia &#8211; spiega Maurizio Bufalini, direttore tecnico di Telt &#8211; ci si è resi conto che una parte del terreno contiene uno strato di carbone. Questo rende difficile lo scavo con le frese perché poche ore dopo il passaggio delle talpe la galleria tende a richiudersi riducendo il suo diametro anche di due metri. Così si è deciso di circoscrivere il tratto interessato dal carbone e di scavarlo in tradizionale». Il tratto problematico è lungo più di un chilometro e parte dal termine della discenderia dirigendosi verso l’uscita francese». Dunque il chilometro va ad aggiungersi ai 9 previsti in direzione d dell’uscita italiana. Il primo tratto del tunnel di base sarà dunque lungo una decina di chilometri, un sesto dell’opera completa.<br />
A questo punto del lavoro si cominciano a intravedere i tempi di consegna finale. Secondo Virano «i lavori di scavo vero e proprio potranno iniziare all’inizio del 2017. Attaccheremo la galleria con una decina di talpe da diversi fronti. Contiamo che i lavori di scavo possano essere completati in sei-sette anni. Successivamente saranno posati i binari e i sistemi elettrici e di controllo del traffico. Questo porterà via altri due-tre anni. Infine ci vorrà un anno di prove tecniche di esercizio. Diciamo che il primo treno in servizio regolare potrà transitare sotto la galleria dopo undici-dodici anni dall’avvio degli scavi, in sostanza nel 2028-2029».<br />
Resta ancora incerta invece l’organizzazione dei cantieri sul versante italiano. Si scaverà dall’imbocco del tunnel, a Susa, come prevede il progetto ufficiale, o partendo dal fondo della galleria geognostica di Chiomonte, che si sta realizzando in questi mesi? Virano risponde che «i fronti di attacco saranno numerosi e anche sul versante italiano ce ne saranno diversi, come Susa e Chiomonte». Dunque, per la prima volta lo stesso Virano ipotizza che si possa scavare dalla galleria della Maddalena, utilizzando il cantiere-fortino realizzato in questi anni senza doverne mettere in piedi un altro a Susa. Almeno non subito.<br />
I dubbi dovrebbero essere chiariti presto. Tra poche settimane il ministero dell’Economia dovrebbe restituire al Cipe il progetto esecutivo. Sarà lo stesso Cipe, nel testo che verrà pubblicato, a indicare se la soluzione dello scavo da Chiomonte è possibile. Entro giugno dovrebbe arrivare anche il verdetto di Bruxelles sul finanziamento al 40 per cento della tratta internazionale. Qualcosa insomma sembra muoversi dopo anni di polemiche. La visita del ministro Delrio a Torino è servita anche a «confermare la volontà del governo a realizzare l’opera». E, ci ha tenuto a sottolienare Chiamparino, dell’impegno fa parte anche la garanzia «che il tracciato italiano passerà dall’interporto di Orbassano».</p>
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		<title>Al cantiere della Tav né agenti né militari Così si fa in Francia</title>
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		<pubDate>Thu, 07 May 2015 14:08:36 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Andrea Gatta &#8211; CronacaQui All’entrata una sbarra simile a quelle dei parcheggi Gtt, un cartello che avvisa “sorvegliato 24 ore su 24” e una casetta con quattro vigilanti privati che sorridono e si fanno persino fotografare. Non c’è nessuna traccia di gendarmi o militari, non c’è filo spinato, non ci sono reti speciali o muri e [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft wp-image-425 size-medium" src="http://www.antonioferrentino.it/web/wp-content/uploads/2015/05/11049635_872726836140513_4118535439255866617_n1-300x225.jpg" alt="Saint-MartinLa-Porte" width="300" height="225" />Andrea Gatta &#8211; CronacaQui<br />
All’entrata una sbarra simile a quelle dei parcheggi Gtt, un cartello che avvisa “sorvegliato 24 ore su 24” e una casetta con quattro vigilanti privati che sorridono e si fanno persino fotografare. Non c’è nessuna traccia di gendarmi o militari, non c’è filo spinato, non ci sono reti speciali o muri e una strada trafficata corre a soli 50 metri. «Mentre da noi, per colpa dei soliti noti, vengono scomodati tutti i gradi e tutti i corpi delle forze dell’ordine »<br />
osserva il consigliere Pd Antonio Ferrentino. Eppure si tratta sempre di un cantiere della Tav, dove si sta scavando il nuovo collegamento ferroviario fra Italia e Francia. Ma non è quello di Chiomonte: è in Francia, a Saint-Martin La-Porte, dove le cose funzionano un po’ diversamente. Tanto che il cunicolo esplorativo di 2,4 chilometri nella montagna è arrivato in fondo da anni e da gennaio si sta scavando un collegamento per unirlo con un altro tunnel analogo, realizzato a La Praz. Un’operazione da 400 milioni di euro che ad oggi dà lavoro a 200 addetti. «In Francia sono partiti con il piede giusto, in Italia il progetto è iniziato in modo sbagliato e ancora oggi ne paghiamo le conseguenze &#8211; riconosce Mario Virano, direttore generale di Telt, la società incaricata di realizzare l’infrastruttura -. Ma in ogni caso siamo riusciti a correggere il tiro e il clima sta tornando verso la normalità». Questa nuova galleria, per adesso lunga 128 metri, è il primo pezzo della vera Torino-Lione: lì fra il 2027 e il 2028 inizieranno a transitare i treni dell’Alta velocità. Un risultato celebrato con una visita ufficiale di una delegazione politica guidata dal presidente del Rhone-Alpes Jean-Jack Queyranne. Il troncone in questione è di 9 chilometri, il punto da cui si parte è considerato uno dei più complicati dell’intera ferrovia, a causa della natura della montagna, una roccia carbonifera elastica e in grado di chiudersi rapidamente. Il tratto sarà finito fra cinque anni, per concludere l’opera con la parte italiana si deve arrivare a 57. «Ma si scaverà contemporaneamente da 8-10 punti diversi &#8211; spiega Mario Virano, direttore generale di Telt, la società incaricata di realizzare l’opera -. Da qui come a Susa e a Chiomonte». E per l’Italia ancora alle prese con proteste e No Tav questo resta uno dei nodi cruciali. Dove sarà collocato il cantiere definitivo? Il progetto iniziale prevede Susa, la logica che sta prevalendo è continuare a utilizzare quello già esistente e ben presidiato di Chiomonte, dove la talpa procede di buona lena e ha già superato 3 dei 7,5 chilometri previsti, evitando così per il momento di aprire altri fronti complicati con l’o c c u p azione di nuove aree. La soluzione &#8211; far passare la fresa principale dalla Maddalena &#8211; è indicata come possibilità nel progetto definitivo già approvato dal Cipe, di cui si attende la delibera ufficiale prima di agire. Il documento è ora in mano al ministero dell’Economia e dovrà ottenere ancora il visto della Corte dei Conti. Ma le indiscrezioni danno sempre più probabile la rinuncia a Susa.</p>
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